1   aprile   2008
GLI ARTISTITALIANI ALL'UNIVERSITA'

Indagine sulla cultura arte e spettacolo

Giovedì 27 marzo 2008, gli ArtistItaliani sono stati ospiti dell'Università di Modena e Reggio Emilia e hanno partecipato attivamente intervistati dal Prof. Fabrizio Montanari, all'Indagine sulla cultura arte e spettacolo di Reggio Emilia, promossa dall'Università di Reggio Emilia in collaborazione con l'Amministrazione Comunale
A tal fine e per chiarezza si riporta una breve descrizione del progetto a cura del Prof. Montanari.

Negli ultimi anni studiosi appartenenti a diverse aree scientifiche hanno associato il concetto di creatività alla crescita economica di Paesi, città e aree geografiche. Secondo questi approcci, la creatività non deve essere soltanto concepita in relazione alle attività artistiche e culturali, in quanto l’economia e la società sono sempre più influenzate dalla creatività, dalla capacità di produrre idee, conoscenze e innovazione. Partendo da queste considerazioni Richard Florida, nel suo celebre libro The Rise of the Creative Class, afferma la nascita della cosiddetta “economia creativa”. In altri termini, Florida sostiene l’idea che nei Paesi a capitalismo avanzato si stia assistendo all’ascesa della cosiddetta “classe creativa”. Questa è da intendere in senso lato, in quanto costituita da un insieme eterogeneo di professioni (scienziati, ingegneri, docenti universitari, artisti, architetti, manager, avvocati, ecc.) che producono qualcosa di nuovo e utile nel normale svolgimento del proprio lavoro. Coerentemente, le città in grado di valorizzare i propri talenti creativi registrano maggiori tassi d'innovazione e di crescita economica. Ad esempio, il settimanale britannico The Economist, in uno dei numeri dell’ottobre 2006, ha dedicato a queste tematiche la storia di copertina, individuando nel “talento” e nel brainpower la risorsa fondamentale dell’economia futura. E un altro teorico dell’”economia creativa”, il britannico Charles Landry, fondatore del think-tank Commedia, propone la sua art of city making che punta a sviluppare, in relazione ai differenti contesti, le potenzialità creative delle città
Coerentemente con questo nuovo approccio, occorre sempre più rimuovere le false credenze secondo cui la creatività è un dono genetico, individuale e non trasferibile. Al contrario, la creatività deve essere concepita come un processo sociale influenzato anche dalle caratteristiche del contesto sociale, culturale ed economico in cui gli individui vivono e lavorano. Le caratteristiche del contesto urbano, in particolare, possono influire in misura rilevante sia sulla espressione della creatività delle persone che vi abitano, sia sulla capacità di attrarre costantemente nuovi e giovani talenti creativi. In questa prospettiva, la creatività rappresenta una determinante fondamentale del vantaggio competitivo di cui può godere una particolare area geografica. In altre parole, la ricerca del vantaggio competitivo non deve essere concepita solo in termini di diminuzione del costo del lavoro e ottimizzazione delle risorse, ma soprattutto in termini di incremento del contributo offerto dai “creativi”. Questa tipologia di lavoratori, infatti, a prescindere dal settore lavorativo specifico in cui opera, svolge un ruolo sempre più determinante all’interno del contesto economico locale, contribuendo fortemente alla sua crescita.
Pertanto, occorre agire attivamente sul contesto e cercare di individuare le best practices affinchè un territorio funga da supporto per le possibilità di creazione degli individui e dei gruppi. In altri termini, occorre passare da realtà caratterizzate dalla presenza di pochi geni individuali, che incarnano immagini e ranghi sociali di eccellenze creative difficilmente replicabili, ad altre in cui forse si registreranno meno “punte” estreme di genialità, ma in cui sarà presente una classe creativa più diffusa e numerosa in tutte le professioni. A tal fine, occorre cambiare radicalmente approccio strategico per cercare di fare in modo che i giovani (e non solo) possano esprimere pienamente la propria creatività. In altri termini, occorre agire maggiormente sulle condizioni di sistema che possono fungere da supporto allo sviluppo della capacità di un’area geografica di attrarre e trattenere talenti creativi. Tali condizioni possono riguardare un complesso insieme di variabili sociali, economiche, geografiche, e culturali che vanno a caratterizzare una peculiare realtà geografica, determinandone il proprio genius loci. Infatti, le caratteristiche di un contesto territoriale influiscono in misura sempre maggiore sia sulla espressione della creatività delle persone che vi abitano, sia sulla capacità di attrarre costantemente nuovi e giovani talenti creativi.
E Reggio Emilia, dunque?
Si pone da più parti, l’esigenza di verificare l’esistenza concreta a Reggio Emilia dell’economia della conoscenza o dell’immateriale, e della presenza delle condizioni che possono supportare tale comparto. Questo è un tema che diventa particolarmente importante in un contesto, come quello reggiano, caratterizzato dalla presenza di un sistema industriale di tipo distrettuale che ha garantito benessere e, per molti versi, anche coesione sociale, la cui tenuta è innegabile a tutt’oggi, ma che si rivela, nelle forme tramandatesi, sempre più soggetto alle trasformazioni (a volte tutt’altro che positive) indotte dalle dinamiche in divenire della globalizzazione.
A tal fine, partendo dall'analisi dell'Economia della musica, si cercherà di esplorare la situazione reggiana attraverso una puntuale mappatura degli operatori che agiscono sulla scena locale. L'obiettivo finale è cercare di capire se esiste spazio per coordinare in modo nuovo ed efficace le azioni dei singoli, individuando opportuni sistemi di governance che permettano di "sfruttare" in modo strategico e sinergico il patrimonio creativo presente sul territorio reggiano.

Fabrizio Montanari


Nella foto Gli ArtistItaliani e il Prof. Fabrizio Montanari







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